Cose da ragazzi? Una riflessione sul bullismo

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Il termine “bullismo” è la traduzione italiana dell’inglese “bullying”, utilizzato per descrivere una serie di comportamenti dove qualcuno, ripetutamente ed intenzionalmente, fa o dice delle cose per avere il controllo o potere su un’altra persona o dominarla. Il primo studioso ad occuparsene in modo sistematico fu negli anni 70 Dan Olweus, un professore di psicologia all’Università di Bergen (Norvegia), che analizzò una serie di episodi di comportamenti “di forza” perpetrati da alcuni ragazzi ed adolescenti a danni di altri, nella Norvegia stessa, successivamente nei paesi scandinavi, anche se il fenomeno è ormai diffuso anche in altri stati europei e persino negli Stati Uniti. Il termine originario sopradescritto evidenzia sia il comportamento dell’aggressore sia quello della vittima, in quanto va valutato complessivamente nella relazione d’insieme che si crea tra i due. A questo punto è possibile identificare alcuni degli indicatori del comportamento del bullo che si manifesta a livello:

  • Fisico con pugni, calci, spinte, sottrazione o distruzione d’oggetti personali di proprietà della vittima;
  • Non Fisico, in modo Verbale (attraverso lo scherno e l’umiliazione, minacce ed aggressioni verbali) e Non Verbale (con gesti offensivi o manifestazioni d’insofferenza, intenzionale isolamento ed esclusione dal gruppo della vittima, pettegolezzi fastidiosi diffusi a terzi).

Questi comportamenti, con esclusione di quelli naturalmente più manifesti, potrebbero facilmente sfuggire agli occhi dei più, insegnanti, educatori sportivi e genitori, laddove quotidianamente e continuativamente non si riuscisse a prestare sempre adeguata attenzione ad osservare, ascoltare, dialogare con i propri allievi e figli. Secondo quanto sostenuto dallo psicologo G.P. Charmet (riportato da M. Malagutti in Dica 33, Psicologia e sessualità, del 10.9.2004), la famiglia assume gran parte della responsabilità nell’originarsi del fenomeno del bullismo. Infatti, poiché “i genitori sono sempre più occupati dal lavoro, meno presenti o assenti del tutto in qualche caso, può succedere che i bambini se ne costruiscano una tutta loro a scuola o in strada, una famiglia sociale che occupi il posto di quella naturale”. Così, “ quando la leadership di quella famiglia sociale è nelle mani di bambini che vogliono affermare con forza il proprio potere nel gruppo e la propria identità, si ha il bullismo. E la vittima designata è, infatti, non a caso, il tipico figlio di mamma, quello cioè accuratamente pettinato, vestito, viziato e coccolato, privo cioè dei segni distintivi del gruppo e di quelli della famiglia” (vedi in nota M. Malagutti). In tal caso, come analizzato da L. Castelli e S. Bonaccorso (Il Bullismo, piaga da combattere, in Il Nuovo Calcio, n.115, feb. 2002, pag. 62), ne deriva la possibilità di evidenziare i tre vertici del triangolo che segnano il territorio su cui si sviluppa il fenomeno e cioè:

  • Il Bullo, persone (bambini, adolescenti, ragazzi) che manifestano una condotta antisociale, non rispettano le regole, mostrano ostilità verso l’ambiente; solitamente forti ed abili nello sport, arroganti e prepotenti, esprimono un forte bisogno di potere e non sanno controllare la propria aggressività e, inoltre, non si assumono la responsabilità delle proprie azioni.
  • La Vittima, è il bersaglio d’azioni offensive, solitamente l’imbranato, chi fa perdere la partita, chi è scelto per ultimo, quando si fanno le squadre.
  • Il Gruppo, sono i compagni, spettatori presenti alle scene di bullismo ed accondiscendenti od inermi, pubblico indispensabile affinché il dramma messo in atto dal bullo possa andare in scena.

Il bullismo, fenomeno antisociale giovanile per nulla sporadico, trova analoga corrispondenza nel mobbing del mondo del lavoro o nel nonnismo dell’ambiente militare: in quanto espressione di prepotenza e di violenza ai danni delle persone, sia che si perpetri nell’aula di una classe o nello spogliatoio di un club sportivo o nel cortile di un abitazione, è un problema di tutti, nessuno escluso.

Tratto da “Nella valigia dell’allenatore” Ed. Calzetti & Mariucci

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Ultima modifica: 21 Febbraio 2019

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