Quattro chiacchiere con Mario Poletti

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Qualche anno fa, in occasione della Giornata Mondiale del Fair Play promossa in tutto il mondo dal Panathlon International in collaborazione con l’Unesco e il CIFP (Comitato Internazionale Fair Play), abbiamo incontrato Mario Poletti, campione skyrunner. Quando pensiamo al fair play, lo accostiamo subito agli sport di squadra: proprio per questo ci ha incuriosito l’assegnazione di uno dei premi ad un personaggio, Mario Poletti, che pratica uno sport individuale: lo skyrace.

Mario, che cosa fa uno skyrunner?

Letteralmente skyrunner significa “corridore del cielo”. Uno skyrunner è un’atleta che pratica la maratona ad alta quota percorrendo distanze tra i 20 e 42 km e oltre e ad altitudini tra i 2000 e i 4000 mt. Una fusione tra alpinismo e competizione sportiva. Una prova non dell’uomo CONTRO la natura, ma dell’uomo NELLA natura. Sicuramente ai più sembrerà essere uno sport di nicchia, quasi estremo, ma negli ultimi anni sta prendendo piede a livello italiano e mondiale.

Sabato 15 Novembre 2008 hai ricevuto il premio Fair Play. A cosa si deve questo riconoscimento?

Devo dire che è stata una sorpresa inaspettata. In effetti pratico uno sport individuale e la motivazione dell’assegnazione di un premio Fair Play, mi ha fatto riflettere sul mio percorso come atleta. Ho capito che quello che sto facendo, non solo a livello sportivo, sta funzionando. Penso che la mia scelta di promuovere lo sport di montagna in modo semplice e genuino, il mio modo di coinvolgere le persone di qualsiasi età attraverso momenti di festa e il mio modo di mostrare la bellezza delle montagne bergamasche, che io stesso ho riscoperto durante i miei quotidiani e numerosi allenamenti, abbia ottenuto lo scopo che mi ero prefissato.

Perché si parla sempre più spesso di Fair Play?

Il mondo dello sport è un ambiente frenetico dove l’obiettivo è la corsa al risultato. I ragazzi, ma non solo loro, hanno perso di vista la motivazione che li ha spinti a fare un’attività sportiva che è il puro piacere di farlo. Si può essere degli ottimi atleti senza raggiungere risultati eccezionali, ciò che conta è che il risultato sia il frutto del proprio impegno e dei propri sacrifici. Lo sport non deve essere esasperazione e frustrazione perché poi si arriva ad un punto in cui occorre disciplinare atleti e spettatori verso un comportamento sportivo e civile.

Hai vissuto nel tuo sport, direttamente o indirettamente, degli episodi di Fair Play?

I momenti di fair play sono tutti i “Piccoli Gesti Spontanei” nei confronti degli atleti in difficoltà. Mi viene in mente l’atleta che durante una competizione si è accasciato per un crampo e mi sono fermato a massaggiarlo o ancora l’atleta che ha perso l’equilibrio ed è caduto a valle di un sentiero ed ho abbandonato la corsa per raggiungerlo ed aiutarlo a risalire. Non devono necessariamente essere gesti eclatanti, ma dettati dal buon senso. Se vedo una persona da sola in difficoltà il traguardo può attendere, ci saranno altre occasioni.

Che responsabilità hanno i noti personaggi sportivi nei confronti dei ragazzi?

Grandissima, più si è un personaggio sotto le luci dei riflettori e più si deve avere la responsabilità delle proprie azioni che possono essere emulate dai più piccoli. Nel mio piccolo, sentire un bambino su un sentiero di montagna che dice: “da grande voglio fare il Mario Poletti” mi ha fatto seriamente riflettere.

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Ultima modifica: 8 Novembre 2018

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