Ridateci il nostro gioco

602

Oggi vogliamo raccontare una particolare iniziativa lanciata nel novembre 2006 da Rick Fenoglio, lettore di Scienze dello Sport alla Manchester Metropolitan University e da Paul Cooper, allenatore del Cirencester Town FC. La singolare campagna dal titolo “Give Us Back Our Game” (“Ridateci il nostro gioco”) ha l’obiettivo di allontanare le pressioni dei genitori e degli allenatori troppo esigenti dal calcio giovanile.

Tutti conosciamo il tipico esempio di un bambino che a sei anni è un grande talento, mentre il genitore comincia ad avere gli occhi a forma di sterline” – commenta Fenoglio – “Tuttavia, molti dati spiegano il motivo per cui i bambini iniziano a giocare a pallone. La vittoria e la competitività sono al settimo-ottavo posto in classifica, mentre al primo troviamo sempre il divertimento e al secondo l’insegnamento e la crescita. La maggior parte dei bambini non sfonderà, quindi vogliamo solo ridar loro il gioco del calcio. Lo sviluppo delle doti tecniche deve essere una conseguenza, non l’obiettivo“.

Per raggiungere questo obiettivo “Give Us Back Our Game” propone di far giocare i bambini tra i 6 e i 10 anni 4 contro 4, arbitrando autonomamente e quasi senza interferenze degli adulti. Questo porta, oltre ad un maggiore divertimento per i bambini che hanno “più spazio”, allo sviluppo delle doti tecniche: i bambini infatti sono più incoraggiati a partecipare, toccano di più il pallone e lavorano sul controllo. Non è indispensabile il 4 contro 4, l’importante è avere una squadra ridotta dove le competizioni siano più appropriate ai bambini.

Qualche anno fa persino il sito della Uefa ha pubblicato la notizia della festa nazionale organizzata da “Give Us Back Our Game” dove è stato chiesto a varie squadre di organizzare anche solo una partitella al parco e di raccontarne l’esperienza. I partecipanti sono stati molti: dalle squadrette improvvisate, alla scuola calcio del Manchester United.

L’intera iniziativa è stata costruita partendo dalle “regole” del calcio di strada (street footie):

  • ALLENATORE: non essendoci un allenatore i bambini hanno la possibilità di risolvere da soli le varie situazioni che incontrano, senza interferenze degli adulti;
  • GRUPPO: spesso capita di trovarsi contro ragazzi più grandi che si possono battere solamente “usando la testa”, non potendo competere sul piano della forza fisica;
  • TOCCHI: non è importante se si calcia una palla da soli contro un muro o si gioca con alcuni amici al parco: l’importante è toccare palla;
  • SPAZIO: a differenza del calcio giovanile di oggi, dove gli adulti decidono chi gioca e chi no, nel calcio di strada giocano tutti. Anche il più giovane e meno dotato ha la possibilità di giocare e migliorarsi in quanto, anche se magari per ultimo, viene scelto. Nel calcio giovanile moderno spesso gli stessi bambini sono in panchina o non vengono proprio convocati, rendendo impossibile un percorso di crescita;
  • CREATIVITÀ: se lasciamo fare ai bambini vedremo con saranno loro stessi a stabilire delle regole, premiando il gioco creativo.
Condividi:

Ultima modifica: 4 Novembre 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *